Fortuna

MILANO
Location: Appartamento

Fotografie di Francesca Pozzi
Testo di Marco Zaccuri

La Casa gioca con il concetto di ambiente, letteralmente “ciò che circonda”. Gli interni sono un tutt’uno con gli esterni. La vetrata nel living immerge la casa nel verde del terrazzo ricolmo di piante. Si perde ogni concezione di “stanza”: si annullano i muri, lo spazio abbraccia e accoglie la socializzazione. Il Soggiorno, la Cucina, la Sala da pranzo e il Terrazzo si fondono in un unico spazio, una connessione che interpreta le esigenze della famiglia, aperta a condividere esperienze, cene in compagnia e grigliate sul terrazzo nelle belle stagioni. Ci sono ricordi di famiglia, sguardi e traguardi e in ogni dove: oggetti, utensili da cucina, fotografie, libri e ancora libri. Tutto mi racconta di loro. La luce è silenziosa, una timida presenza che si trasforma decisa in forme differenti, tra calore e colori; il merito è di Gianfranco, marito e padre di famiglia, attivo come designer e produttore di lampade. Sono moltissimi i dettagli che parlano di una famiglia dedita all’arte e che raccontano la scintilla che smuove le loro personalità curiose, ricercatrici di qualità e buon gusto.

Marillina Fortuna, classe 1956, Vicenza. Quando non svolge il ruolo di responsabile del marketing e della comunicazione nell’azienda di famiglia, è un’artista visionaria, collezionista di materie di scarto per immaginari sostenibili. Milanese adottata, sposata e madre di Giovanni, dottore in gastronomia. Ad aprirmi la porta di casa è proprio lui, che già parla, ride e scherza. Anche Marillina mi sorride, e un attimo dopo mi invita a bere un caffè con Giovanni. Mi ritrovo attratta nel vortice della connessione magnetica tra madre e figlio. Li sento complici seppur differenti: lei, ferma e pragmatica, lui, brioso e curioso, geloso della sua tazza di Star Wars. Le parole di Marillina mostrano un carattere spigliato e riflessivo. Da molti anni ormai la sua vita scorre tra Vicenza e Milano, ma il suo accento è rimasto quello veneto. Lì c’è la sua casa. Mi ritrovo avvolta dai suoi racconti, e dalle pareti colorate di casa Marabese, dimenticandomi che fuori Milano è in scacco tra lo sciopero dei mezzi e il cielo cupo di un mattino di primavera.

La Mamma – La famiglia è da sempre anche il tuo lavoro…

Ho lavorato da sempre nell’azienda di design di famiglia, nel settore del mobile, e ancora oggi porto avanti questa tradizione. Dopo il liceo artistico iniziai a lavorare con l’agenzia di pubblicità che ha poi seguito la nostra azienda per tanti anni. Seguire l’ufficio stampa e PR mi piaceva moltissimo, amavo incontrare gente nuova. In seguito, ci sono stati dei momenti in cui mi sono occupata del nostro prodotto, studiando un’immagine che potesse essere amata dal pubblico. In quel periodo ho scoperto che era il lato che mi piaceva di più e che non volevo sopprimere le mie doti artistiche.

A partire dalla tecnica del collage hai creato un concept tutto tuo con l’arte del recupero.

Quando sono in vacanza ho l’abitudine di raccogliere tutti gli scarti che mi piacerebbe non trovare sulle spiagge: è il mio modo di amare il mare. Dal 2005 mi sono messa ad assemblare il pattume che tornava dalle spiagge della Sardegna, dove abbiamo casa. Sono pezzi di scarto che raccolgo e ripropongo senza modificarli. In realtà l’idea dell’arte del recupero nasce con l’arte povera degli anni ’60, volevo riprendere un discorso artistico non fine a sé stesso, ma duplice: da un lato con il tema del recupero e dall’altro inserendo l’attenzione sul mare e l’acqua, elementi vitali per noi. È nata così la mia Junk Collection, una ricerca estetica che non vuole essere una denuncia, all’interno della quale ho creato le collezioni Fish, Body, Land and Flowers. Gli scarti mi hanno permesso di creare immaginari umani e naturali e, nel 2008, ho fatto la mia prima mostra.

Il figlio – Giovanni, le passioni dei tuoi genitori sono diventate anche tue trasformando il cibo è diventato materia dei tuoi studi e della tua carriera.

I miei genitori sono stati in grado di trasmettermi le passioni che ora sento mie: entrambi cucinano molto bene, la mia passione per la materia prima c’è grazie a loro. Mi sono laureato in scienze gastronomiche, anche se da piccolo avrei voluto fare lo psicologo o anche il fotografo di Guerra. Ho scelto però di fare degli studi che avessero a che fare con il cibo, la mia prima passione; cibo inteso dall’agricoltura fino alla filosofia, passando per la storia dell’alimentazione e la chimica. Ho fatto un master in etnobotanica a Canterbury, che mi ha portato a fare una tesi in Nepal e sulle montagne dell’Annapurna: una ricerca sull’utilizzo delle piante da parte dei cacciatori di miele. Successivamente sono stato chiamato a lavorare da Slow Food a Bra, in Piemonte, per portare avanti un progetto che fosse dedicato alla salvaguardia dei cibi in estinzione. Ora sono tornato a Milano, dove sto lavorando ad un progetto personale sulla tutela della biodiversità dei cibi, sperando che un giorno possa diventare la mia prima professione.

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