Kasa dei libri

MILANO
Location: Studio

Fotografie di Marco Zaccuri
Testo di Silvia Totaro

Non appena varco la soglia della Kasa dei Libri, calpesto un pavimento che mi accompagna in tutto il corridoio. Sotto i miei piedi corre una colata di resina trasparente, che protegge innumerevoli pagine ingiallite di volumi diversi o di poster di film, tratti rigorosamente da romanzi. Sento il desiderio di tornare bambina e di camminare in punta di piedi, come un’equilibrista, per non calpestarli. Nel frattempo, mi guardo attorno. Ogni oggetto, soprammobile e arredo presente raffigura libri, o figure catturate nell’atto della lettura. Ci sono tappeti che si trasformano in libri, lampade create con pagine, cuscini con libri ricamati, fermaporte a forma di libri e poi ancora libri: dai più antichi e rovinati, ai più colorati e originali, come i libri da disegno per bambini.

L’uso dei colori delle pareti è creativo: lilla, azzurro, giallo, verde e arancio, colori che danno luce ed energia, che stimolano empatia e che aprono la mente. Immagino che la scelta dei colori l’abbiano fatta i libri, per poter stare in un ambiente che rispecchi le loro parole. I colori enfatizzano anche l’architettura degli interni. Gli archi sono colorati, così come le cornici degli stipiti; giochi di forme e di fantasie completano il carattere delle stanze. Persino il bagno diventa un luogo accogliente per i libri: il soffitto è rosa ed una foto di Camilleri sorride appena sopra il lavabo. Oltre le mattonelle verticali, fluttuano in un mare d’immaginazione barchette fatte con le pagine di libri, un ricordo e un gesto d’infanzia condiviso da chiunque. In questo posto mi viene voglia di leggere e di scoprire.

Andrea Kerbaker, classe 1960, Milano. Scrittore e collezionista di libri, ha iniziato la sua ricerca quando aveva 17 anni ed ora possiede oltre 30.000 volumi, custoditi nella Kasa dei Libri a Milano. Uno spazio particolare, un po’ studio e un po’ casa, che vuole essere una casa per libri e proposte culturali. Sposato e padre di tre giovani figli, fedeli lettori e amanti del sapere. Il più grande, che il padre stesso definisce il “nerd” di famiglia, lavora in una libreria antiquaria e traduce in endecasillabi dall’inglese, secondo una tradizione scientifica tramandata dal bisnonno sanscritista di fine ‘800. Il suo sguardo sorridente, i suoi zigomi porpora e i suoi occhiali tondi mi invitano a esplorare un mondo composto da tre piani di libri, esposti sulla nuova Milano dei grattacieli.

Come nasce la tua passione per i libri?

Al liceo, mi hanno fatto leggere Beppe Fenoglio, notevole autore piemontese della resistenza italiana – ahimè oggi poco ricordato –, che mi piacque molto, forse al di là dei suoi meriti, e con la sua particolare narrativa e quel modo tutto suo di raccontare, mi mise la passione per la lettura. Da allora, istintivamente, la mia idea era quella di avere tutti i libri che si potesse volere leggere, quella che io chiamo “intenzione di lettura”.

Come nasce la tua passione per i libri?

Al liceo, mi hanno fatto leggere Beppe Fenoglio, notevole autore piemontese della resistenza italiana – ahimè oggi poco ricordato –, che mi piacque molto, forse al di là dei suoi meriti, e con la sua particolare narrativa e quel modo tutto suo di raccontare, mi mise la passione per la lettura. Da allora, istintivamente, la mia idea era quella di avere tutti i libri che si potesse volere leggere, quella che io chiamo “intenzione di lettura”.

Quando sei diventato collezionista?

Quando avevo otto anni, ho avuto la fortuna di essere stato introdotto da mio fratello e da mio cugino ad un piccolo “business”, quello dei fumetti. Alla fiera di Sinigaglia, qui a Milano, si vendevano alcuni fumetti a prezzi molto alti, gli stessi fumetti si trovavano però su altre bancarelle della città a prezzi molto più bassi. Ero un ragazzino che girava Milano con i soldini in tasca e libri sotto braccio, i bancarellisti iniziarono a prendermi in simpatia e questa empatia è rimasta ancora oggi. Fa parte del mestiere di chi vende i libri di seconda mano anche il destinarli alla persona giusta.

Qual’è la storia di questa Kasa?

Nel 2007 ho deciso di rendere pubblico questo posto e la collezione è diventata patrimonio collettivo. La Kasa dei Libri è una Casa, un posto dove devi sentirti a tuo agio. Deve essere un posto dove può starci bene una persona giovane, una anziana e un bambino; deve essere “cozy”, come dicono gli inglesi, una casa che ti appartiene e che ti avvolge. Ho sempre tenuto che tutto questo restasse un gioco sennò, quando la collezione diventa mania, diventa asfissiante. Non c’è niente di più noioso che tenersi per sé la propria passione. Questa Kasa ha un significato se la gente viene e ci sta bene. Che ci stia bene io è irrilevante.

C’è una “mission” in questo tuo progetto?

Ho anche un altro posto dove tengo i miei libri, uno scantinato enorme molto bello. Un giorno ci ho portato un mio compagno del liceo, quella persona che sa tutto di te, anche più di quello che non sai di te stesso. Mentre aprivo la porta gli ho detto: «Che se poi mi chiedi perché faccio tutto questo non ti so rispondere.» Lui mi ha risposto: «È l’ultima domanda che ti devi porre, perché se inizi a chiedertelo smetti di farlo.»

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