Maoji Street Food

MILANO
Location: Ristorante Cinese

Fotografie di Marco Rizzini
Testo di Silvia Totaro

Siamo nella Cina degli anni ’80, o così sembrerebbe. Invece siamo a Milano in piazza Aspromonte – zona Loreto – da Maoji Street Food e ad accogliere c’è Angela Lei, frizzante e solare, che insieme ai soci Jenny e Marco, è la titolare di questo ristorante cinese, il loro terzo progetto a Milano.

Angela e Jenny, 29 anni entrambe, sono due ragazze cinesi che si sono conosciute durante gli studi di Economia a Milano. Accomunate dalla passione per la ristorazione, legate dalla tenacia e da uno spirito imprenditoriale, hanno deciso di intraprendere una sfida portando in Italia la cultura culinaria “Made in China”, quella tipica dello Hunan, la regione natale di Jenny. Cosa c’è di nuovo? La definiscono una sfida perché la cucina tipica di questa zona è una delle più popolari in Cina, una delle più speziate, ben distante dal palato sopraffino italiano.

E la sfida l’hanno vinta. Appena aperto il ristorante è stato subito accolto con clamore dagli studenti cinesi ora stabiliti a Milano. Con la forza del passaparola di chi con questi piatti ci è nato, oggi Maoji è una garanzia per l’italiano che vuole scoprire la Cina oltre l’involtino primavera e il riso alla cantonese. Aromi, profumi e colori sono i protagonisti di un ciclo di incontri nella loro cucina.

Il format proposto è atipico e, come anticipa il sottotitolo nel nome, si è catapultati in una via della Cina più tradizionalista e popolare dove l’atmosfera che si respira è quella informale e festosa di uno Street Food autentico. Si cammina quindi per strada, tra le bancarelle, e sul ciglio ci sono le facciate delle case in mattone, con le porte in legno e i loro balconcini. Le finestre sono socchiuse, dentro la luce è accesa.

Da Maoji si ha la sensazione che sia sempre sera, il soffitto è scuro e le uniche fonti di luci sono le insegne luminose e lanterne rosse, così fitte da fare fatica ad intravedere il “cielo”. La riproduzione è davvero realistica, e questo è merito di Marco, uno dei tre soci, ingegnere e compagno di Jenny: è dai suoi diversi viaggi nello Hunan che ha portato con sé l’esperienza, la storia e lo scenario autentico e lo ha riprodotto proprio con le sue mani, così come nei suoi ricordi.

Il 90% dell’arredamento interno è stato realizzato con le loro mani: da una tazza di thè versata su dei fogli di carta hanno ricreato i manifesti invecchiati, appesi sulle bacheche delle strade come era d’usanza affiggere sulle porte d’ingresso della città, ai tempi di Mao. Alcuni ragazzi cinesi, studenti dell’accademia di Brera, hanno contribuito a riprodurre le illustrazioni delle più vecchie pubblicità cinesi poi attaccati sui muri e sui lampioni. La decorazione è tutta originale cinese: Angela e Jenny hanno riempito le loro valige di ricordi dei passati familiari come le tazzine della nonna, i barattoli di latta per i biscotti e le bambole da collezione. I tavoli sono spartani, senza tovaglia, la pura riproduzione di una cucina pratica che ti fa vivere l’esperienza suggestiva di una cultura orientale radicata e millenaria.

Qui la sera c’è baccano, caratteristico e necessario poichè festoso e caloroso, tipico di uno Street food.

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