Pizzuti

MILANO
Location: Villetta a schiera

Fotografie di Francesca Pozzi
Testo di Silvia Totaro

La porta di ingresso si chiude dietro di me e mi trovo nella tromba delle scale della villetta a schiera di Monica. Alzo lo sguardo e, con stupore, vedo che dondola, appeso ad una carrucola, un cesto di vimini che la famiglia utilizza per passare gli oggetti da un piano all’altro. Percepisco immediatamente una contaminazione creativa che gioca sulla verticalità. Mentre osservo il modellino di funivia che mi accompagna su per le scale, arrampicandosi al corrimano, noto che creatività e funzionalità oscillano liberamente, così come quadri e tele di Matteo – il figlio – si alternano a librerie colme di libri. Inizio a intravedere la struttura degli spazi e dei pensieri: il colore neutrale ricorrente degli elementi d’arredo passa in secondo piano quando la decorazione, gli oggetti e i ricordi affollano gli ambienti di colori ed emozioni.

Monica Pizzuti, 1964, Milano. Architetta e libera professionista. Sposata, mamma di due ragazzi intraprendenti e padrona di due cani socievoli e curiosi, proprio come la famiglia che li ospita. Monica è una personalità travolgente: mi offre un caffè e, tra una risata e l’altra, mi trascina nelle sue avventure raccontandomi del suo ultimo viaggio in Mauritania a bordo di una Jeep. Capisco subito che Matteo e Marco hanno una mamma speciale. Instancabile viaggiatrice, si connette a GuruShot e mi mostra una collezione di tramonti mozzafiato, panorami da sogno e tanti sorrisi; gli stessi colori ed elementi che intravedo dentro di lei già dopo pochi minuti. Monica mi spiega quanto viaggiare sia un toccasana per la sua creatività: aiuta a scoprire i dettagli, a capire ed amare il bello, e a scatenare uragani di idee.

In Soggiorno, la vetrata terra-cielo è un enorme quadro che smaterializza il confine con il giardino esterno, invitando l’albicocco ad essere protagonista anche degli interni.Si percepisce la capacità di decostruizione di ogni regola appartenente alle menti creative della famiglia Pizzuti e, guardando gli ambienti, se ne ha la conferma; la Casa riesce a ritrarsi da ogni categorizzazione, appropriandosi degli elementi in modo unico e originale.

Come hai intrapreso il tuo mestiere?

Quando mi sono laureata in Architettura stavo già lavorando con due soci, miei compagni di Università. Non sono passata per studi professionali: l’esperienza l’ho fatta sul campo, consapevole dei pro e dei contro. Se avessi lavorato per qualche anno in studi del settore, avrei sicuramente appreso un’impostazione differente. Ho deciso di far parte fin da subito della sfera dei liberi professionisti, misurandomi con le mie possibilità e capacità, costruendomi l’autonomia nella gestione degli impegni che mi ha permesso di dedicare parte del mio tempo ai miei figli e ai viaggi: questa è stata la mia carta vincente, una scelta che rifarei anche adesso.

Come si trasmette una passione ai figli?

Quando dipingevo e Matteo era piccolino, voleva sempre avvicinarsi ai miei lavori e “metterci mano”, nel vero senso della parola. Ho avuto l’idea di ricavare per lui nel piano interrato una piccola stanza con pareti bianche e un cavalletto per dipingere: abbiamo scelto che poteva dipingere anche sui muri, così da liberare al massimo la sua vena creativa. Ci sarebbero tanti più artisti al mondo se ci fossero meno madri che soffocano l’espressività artistica dei figli, ossessionate dall’ordine e dalla pulizia.

Oltre al tuo lavoro i viaggi sono la tua grande passione

La passione per i viaggi la devo ai miei genitori che mi hanno sempre portata con loro. Oggi, ho sempre con me una macchina fotografica: nel caos cerco il punto di interesse, nella geometria disordinata provo a scovare la componente ordinata. Un occhio attento è un dono innato, ma può essere coltivato anche con un lavoro come il mio dove il quotidiano ti allena a percepire l’armonico e il funzionale. Ho sempre detto ai miei figli che, se si ha la fortuna di non dover spendere per la salute, i soldi spesi meglio sono per la cultura e i viaggi: tutto il resto passa in secondo piano.

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