Rigamonti

MILANO
Location: Appartamento

Fotografie di Francesca Pozzi
Testo di Francesca Fantini

Nel cuore della Milano dei Navigli: il tiepido sole del mattino, i bar che iniziano a preparare i tavolini all’aperto e una canoa che scivola silenziosa sul pelo dell’acqua. Sono a casa di Anna e questa è la vista dal suo terrazzino di un palazzo dei primi ‘900, in quella che una volta era la periferia milanese. La sua è una piccola dimora, che però così piccola non sembra: l’uso sapiente del bianco aumenta la percezione dell’ampiezza e dona una luminosità in grado di riflettere la luce naturale che batte sul parquet pregiato.

Un’esplosione di sfumature, svariate texture e fantasie dinamiche: tonalità fluo, pattern allegri, tessuti ricercati e una valanga di decori creativi. Dietro a uno scenario vivace si cela uno studio ordinato e puntiglioso che solo l’occhio esperto di un architetto può rintracciare. Sotto una costellazione multicolor, c’è un prato bianco di rigore e perfezione.

Anna Rigamonti, classe 1974, nata a Milano e cresciuta in Brianza. Architetto d’interni e responsabile di uno showroom d’arredamento a Milano, mi racconta di quanto la sua passione per il design sia nata anche grazie al papà geometra. Entro in casa e della musica risuona nell’aria. Lei mi abbraccia e mi porta nel suo mondo quasi fiabesco. Da buona padrona di casa mi dimostra tutta la sua generosità offrendomi un caffè, un succo di frutta e anche i biscotti, e lo fa apparecchiando a dovere la tavola con l’accuratezza tipica di una persona che ama la sua casa. Il set di tazzine di porcellana è di design, i cucchiaini sono bizzarri e la zuccheriera è così chic: una collection di colori tra passato e presente, in un mix esuberante di tradizione e modernità.

Percepisco una passione smisurata per la decorazione capace di creare un’armonia straordinaria e delicata. Poco più in là, un pesciolino rosso nuota e fa le bolle, mentre la statua di un fenicottero rosa ci osserva immobile. Quando Anna mi serve il caffè con una moka gigante mi sembra di essere Alice nel Paese delle Meraviglie a tavola con il cappellaio matto che ride, scherza e trasmette allegria. In questa casa sboccia armonia: Anna è stata capace di mixare design e ironia. La creatività si materializza e firma un mondo giocoso di una donna energica e dal sorriso contagioso.

Anna, come nasce la tua passione per l’arredamento?

È una passione di famiglia iniziata con mio padre, geometra. Io invece ho fatto il liceo artistico e poi ho studiato architettura. Ricordo che, da piccola, la cosa che disegnavo di più era la casa: il classico scenario della casetta immersa nella campagna era proprio il mio must del disegno. I miei parenti dicono che, già da piccola, quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande, io rispondevo l’architetto o che comunque avrei voluto disegnare le case. In realtà, da grande per un attimo ho pensato di fare lettere o filosofia: ho sempre avuto la predilezione per le materie umanistiche perché la passione per la lettura è stata sempre grande quanto quella per le materie artistiche.

Dopo gli studi hai subito intrapreso il lavoro di architetto d’interni?

Ho provato per qualche anno a fare l’architetto “classico”, quello che lavora in studio tra righe e geometrie, ma non faceva per me: dovermi scontrare con la burocrazia comunale e tutta la parte più “noiosa” dei progetti non era la mia strada. Poi mi sono spostata in showroom e ormai da più di 20 anni seguo, da responsabile, sia la parte gestionale sia quella del progetto vero e proprio. È un lavoro che mi piace tanto e mi dà parecchi stimoli. Con questo tipo di lavoro ho maturato una forte passione per la decorazione e devo dire che qui a casa si vede; la scelta dei tessuti è la parte che preferisco e in cui metto tanto di me: uso fantasia e creatività per una ricerca minuziosa dei materiali. Mi piace sceglierli, metterli insieme e trovare gli accostamenti non consueti. Un tocco inusuale che leviga la mia estrema precisione.

In questa casa ci sono tanti elementi molto particolari, che raccontano il tuo aspetto giocoso con attenzione per il riuso.

Questa casa l’ho arredata con mio padre: siamo stati la mente e il braccio, io ho messo le idee e lui la mano artistica. Ad esempio, questi tavolini in origine erano dei tronchi d’albero che mio padre ha trovato mentre stava costruendo il mobile che ho in camera da letto. Poi, abbiamo trovato a casa di mia zia delle vecchie casse dell’acqua che abbiamo pensato di riutilizzare come piedi del tavolino. Anche in camera da letto, il comodino è una cassa dell’acqua ridipinta. O ancora, il carrellino che si trova vicino al divano era un vecchio carrello che mio padre aveva in ufficio, e che abbiamo deciso di assemblare con una vecchissima tavola ritrovata in una chiesa che stavano dismettendo.

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